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Peste Suina Africana (PSA): conoscerla per proteggere i nostri animali e il nostro territorio

La peste suina africana (PSA) è una malattia virale dei suidi domestici e selvatici (suini e cinghiali) causata da un virus della famiglia Asfaviridae, genere Asfivirus, ad esito solitamente infausto, per la quale non esistono vaccini.

Gli esseri umani non sono sensibili alla malattia, che comunque è causa di gravi conseguenze socio-economiche nei Paesi in cui è diffusa.

Il virus della PSA può essere trasmesso per via diretta (animale infetto con animale sano) o indiretta tramite il contatto con disparate fonti (veicoli, attrezzature, indumenti e alimenti contaminati). La dose infettante per via oronasale è molto bassa. Il virus può essere trasmesso anche attraverso l’ingestione di carni o prodotti a base di carne infetti (no uomo).

La caratteristica più importante del virus della PSA è la sua estrema resistenza; come già sopra accennato, persiste a lungo sul territorio nei cadaveri degli animali infetti ed è in grado di contaminare per lunghi periodi veicoli, attrezzature, indumenti, aree di allevamento dei suini. La resistenza pertanto è determinante nell’epidemiologia della PSA, sia in termini di introduzione in territori indenni, sia di diffusione e il mantenimento dell’infezione nelle aree infette.

L’importanza di questa malattia è legata agli ingentissimi danni che reca alle produzioni suinicole, determinati da effetti diretti come l’alto tasso di mortalità e indiretti, con l’abbattimento obbligatorio di tutti i capi di allevamento infetti e sospetti infetti. La presenza della PSA comporta restrizioni al commercio nazionale e internazionale dei suini e dei prodotti da essi derivati. È importante notare come questi effetti si esprimano anche qualora la malattia venga introdotta nella sola popolazione di cinghiali: la presenza anche nelsolo cinghiale ha quindi ripercussioni economiche estremamente rilevanti per l’intero settore suinicolo.

È necessaria la messa in atto di misure che riducano il più possibile la probabilità di introduzione e la diffusione del virus della PSA nel territorio agro-silvopastorale e nelle aziende suinicole.

Data l’attuale situazione epidemiologica, considerando l’imprevedibilità legata al fattore umano, è prima di tutto essenziale che qualunque cinghiale morto (anche a seguito di incidente), o comunque visibilmente malato, venga prontamente individuato. Risulta pertanto fondamentale rinforzare il siste ma di sorveglianza passiva, allargando il più possibile il bacino di persone in grado di segnalare prontamente la presenza di carcasse di cinghiale ai Servizi veterinari. Questo permetterà di procedere con tempestività alla valutazione del caso e agli accertamenti di laboratorio necessari per confermare la presenza della malattia (early warning).

Per l’allevatore è necessario adottare stringenti misure di biosicurezza previste dalla normativa vigente. Deve essere notificata tempestivamente ai Servizi veterinari la presenza di animali con sintomi riferibili alla PSA, così come devono essere segnalati eventuali episodi di mortalità anomala, anche in assenza di lesioni specifiche.

Il cittadino ricopre un ruolo importante nei confronti della sorveglianza della PSA nelle popolazioni di cinghiali sul territorio italiano. Può contribuire segnalando casi sospetti come ad esempio un cinghiale con evidente difficoltà respiratoria, secrezioni dalle narici e dagli occhi, movimenti scoordinati, vomito-diarrea sanguinolenta. Allo stesso tempo il cittadino deve segnalare il rinvenimento della presenza di cadaveri di cinghiali (anche un singolo cadavere) anche se non presentano lesioni visibili. Le segnalazioni devono essere fatte il prima possibile ai Servizi veterinari dell’Azienda sanitaria locale che si attiveranno tempestivamente per il prelievo dell’animale, seguendo le regole necessarie per non diffondere l’eventuale presenza del virus in altre zone.

È fondamentale non acquistare prodotti a base di carne suina o di cinghiale (quali carne fresca o surgelata, salsicce, prosciutti, lardo), se privi di etichetta o acquistati da produttori non autorizzati (il bollo sanitario ovale è una garanzia di sicurezza). Il trasporto di questi prodotti da Paesi esteri infetti o aree nazionali infette potrebbe velocizzare il processo di diffusione della malattia nei territori italiani attualmente indenni.

I servizi veterinari del Dipartimento di Prevenzione collaborano attivamente con gli organi ministeriali e regionali al fine di evitare il diffondersi della malattia.

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